About Me Antonello Baranta

Biografia

  • Novembre 1949

    Concepimento

    In una notte del Novembre 1949, nella mansarda di via Lorenzo il magnifico, dalle parti di Piazza Bologna, Giovanni Baranta, agente della Celere, con passato da marconista, classe 1923, nativo in Illorai (SS), ma residente a Macomer (NU), fece l’amore con Maria Francesca Cau, infiermerina di Florinas, in provincia di Sassari, classe 1925, sistemata, in quanto orfana, presso una borghesissima casa di via Bormida da zio Vittorio Sias, sindacalista alle Ferrovie e socialista. Tra Giovanni e Maria, acclarata da una fitta letteratura epistolare, tutt’ora in mio possesso, era nata una relazione fin dal 1948, sancita col fidanzamento.

  • Agosto 1950

    Nascita

    Nove mesi dopo nacqui presso il Policlinico Umberto I, alle 19,15 del martedì 29 Agosto 1950
    Nato nel segno della Vergine quindi, ascendente Pesci, Marte nello Scorpione, Venere in Leone, Saturno in settima casa! (e forse per questo non mi sono mai sposato), Luna in Ariete
    Siccome vigeva, nella Sardegna arcaica ed agropastorale del dopoguerra, il rigido regime di matriarcato, nonna Luisa Ledda, vezzosa (da giovane), figlia di un importante allevatore di cavalli di Mara, vedova a 26 anni di Antonio Baranta (e di cui porto il nome) con tre figli e tre figlie, impose che il primo Baranta nato altrove, dovesse essere battezzato comunque in terra sarda. Impose ed ottenne.

  • Settembre 1950

    Battesimo

    Ad un mese di vita, nel settembre 1950, fui portato presso la fonte battesimale dell’arciparrocchia di San Pantaleo, a Macomer, e lì, nella chiesa gotico-catalana, battezzato . Dovetti abituarmi presto alla traversata del mare dei Tirreni, cosa che avvenne spesso, fino a cadenza annuale, per tutto l’arco dell’infanzia e della giovinezza.
    La frequentazione stagionale della Sardegna e l’uso del dialetto, sia logudorese, sia nuorese, tanto prossimo al latino, accrebbero le mie capacità di costruzione del linguaggio e della lingua italiana. All’età di tre anni , oltre a l’ Avanti, incoraggiato da zio Vittorio, presi a leggere pure IL Messaggero , conquistandomi la platea di amici e familiari, nonchè la loro stima ed ammirazione!
    Il mio primo pubblico.

  • Ottobre 1955

    Scuola

    Nel 1955-56 la mia famiglia inaugurò la casa dove tutt’ora vivo, a Prima Porta, costruita su un poggio collinare, prospiciente la piana alluvionale subito a monte di Castel Giubileo, 66 mt sul livello del mare (stessa altezza della cupola di S. Pietro), dove un tempo pittori paesaggisti e del Gran Tour prendevano spunti e belle suggestioni da colline, ruderi e pinete!
    Cosimo Campus, aveva sposato la fiera e bella, caratteriale Lucia Baranta, sorella prossima di Giovanni, mio padre. A Prima Porta s’era insediato un ambizioso imprenditore umbro, Remo Brunelli specializzato nella lavorazione del formaggio pecorino. Cosimo Campus era un mastro caciaro ed abitava con la moglie, mia zia, proprio sopra la torraccia, sovrastante la collina tufacea dove correvano le gallerie naturali ideali per conservare il formaggio, dopo la salagione, il miglior formaggio destinato all’esportazione.
    Frequentai così, alla Giuseppe Giusti, scuola elementare in via della stazione di Prima Porta, con un certo profitto. All’ultimo anno delle elementari, in quinta, incontrai, come maestro, un effervescente intellettuale ragusano, dagli innovativi metodi didattici. Emanuele Sghembari. Appassionato di storia, letteratura, poesia, epica, e cinema, affabulatore appassionato, spirito ibleo destinato all’insegnamento, ne divenni discepolo ed influenzato studente. Fiero di poterlo considerare tutt’ora, il mio primo maestro!

  • Settembre 1960

    Centro Sperimentale

    Tanto che, ultimata la quinta, nella fine estate del 1960, mi fece frequentare, come attore bambino, il famigerato Centro Sperimentale di Cinematografia a Cinecittà. Ci si arrivava col tramvetto, ed era frequentato da attori (Lando Buzzanca, Paola Pitagora) e registi (Gillo Pontecorvo, Peter Del Monte) all’inizio della loro fama europea.
    Esaltato da quella speciale esperienza ero pronto per l’ingresso col salto in avanti, la scuola media inferiore, dove avrei potuto finalmente incontrare il latino! Così attiguo alla lingua sarda da scoprirne quasi subito la familiarità.

  • Ottobre 1961

    Scuola Media

    Sulla linea collinare orografica che collega Roma con la Tuscia correva, già a partire dagli anni ‘20 del XIX secolo, la ferrovia Roma nord. Capolinea Piazzale Flaminio, fermate intermedie le stazioni di Piazza Euclide, Acqua Acetosa, Grottarossa, fino a Prima Porta.
    Quindi era l’unico modo per raggiungere il quartiere dei Parioli (da ‘paries’, ovvero pareti, anche vegetali ed arboree, che delimitavano i limiti di proprietà private)
    Nel cuore dei Parioli, a via Boccioni, frequentai così i tre anni che completavano il percorso formativo della scuola dell’obbligo. All’Ippolito Nievo, io sempre promosso nel tiennio, ed a pieni voti, trovai compagni di classe appartenenti al ceto borghese più ricco della città. Il figlio di un importante gruppo imprenditoriale veniva accompagnato con l’autista!
    Per non perdere un giorno scuola, (il mio primato assoluto, nessuna assenza negli anni di scuola) quando c’era uno sciopero tra i ferrotranvieri, mi facevo, a piedi, la strada che fu il cammino di Augusto imperator , ovvero nove miglia della via Flaminia, a Prima Porta, zona Tiberina.
    E la strada inerpicata in salita, fino a casa!
    Il rimpianto è che fino al 2014 la salita me la potevo fare fino a due volte al giorno.
    Provate voi a sopravvivere ad un ictus cerebri, e dopo dodici anni, anche ad una dissecazione dell’aorta!
    Dopo un campeggio a Monte Viglio, oltre 2000 metri, località Filettino, decidemmo con la famiglia di diventare maestro, iscrivendomi, era il 1963, all’Istituto Magistrale “Maria Mazzini Drago”, in via Micheli, poi in viale Parioli, stessa zona, stesso quartiere, stesso trenino.

  • Ottobre 1964

    Scuola Media Superiore

    La scuola era diventata da poco anche maschile , quindi a via Micheli mi trovai subito immerso nel petulante chiacchericcio del ginèceo delle compagne di classe, io avevo ancora i pantaloncini corti, al ginocchio, all’inglese, come andavano di moda al tempo. Il preside, burbero e severo funzionario , diede un ordine all’esile comparto maschile dell’istituto.
    Mi trovai così a spalare montagne di ghiaia e ghiaietta per alimentare con la carriola tutto il perimetro della nuova sede in viale Parioli, sottostante il parco della collina di Villa Glori. l’Istituto era peraltro confinante, dalla parte di via Ruggero Fauro, col Tennis Club Parioli, dove Adriano Panatta si allenava.
    Alle magistrali, quale professore di Tirocinio (all’insegnamento) ebbi Giovanni Gigliozzi, intellettuale romano di un certo prestigio. e di fama radiofonica.
    Per l’ora di ginnastica, essendo la classe composta soprattutto da ragazze, dovevo io, lo studente più invidiato di Roma, chiudere gli occhi, mentre loro si spogliavano in classe, piuttosto che nella palestra mancante.
    Il mitico goriziano e nostalgico prof. Urbani era invece professore di ginnastica per i maschi.
    Per la lingua e letteratura italiana venne un vibrante seguace del Torraca e del Croce, Carmine Vacca, altro grande maestro di retorica e poesia.
    Passarono così gli anni ‘60, tra studi, qualche bella ora all’aria aperta di Villa Glori qualche passatempo, procurato soprattutto dalla fama dei miei numeri scolastici, in italiano, latino e filosofia.
    Sovente ho prodigato ripetizioni, dalle parti del Villaggio Olimpico, a delle belle anforate in minigonna! Seppur tentato dai richiami ormonali della giovinezza, alla fine nel 1969, ottenni il diploma di maestro.
    Era il mio sogno, prendere incarico in un paesino di provincia, magari corteggiare una bella farmacista, eh… Ma di mezzo, prima di tutto questo c’era l’esame di Stato per l’abilitazione

  • Giugno 1970

    Esame di Stato

    In un vecchio casermone, adibito a sede d’esame , dalle parti di Monteverde, mi trovai una mattina del 1970 , in mezzo a migliaia di maestre e maestrine, provenienti da ogni parte
    d’Italia!
    L’esame consisteva in prove scritte ed orali.
    Non c’erano allora i telefonini mobili, così io,per acchiappare quella bella moltitudine pluriregionale di ‘cernie’, mi impegnai ad elaborare una mezza dozzina di temi (dal sindacale, allo storico, al letterario crudo e puro), uno per ogni candidata, tanto ci saremmo dovuti vedere dopo due o tre settimane, per l’esito delle prove e per l’ammissione agli orali! In ultimo presi ad elaborare mio di compito, Scelsi il tema letterario, su uno dei grandi autori italiani classici.
    Tre settimane dopo , una mattina presto, dei visi incuriositi interrogavano il tabellone degli scrutini. Una ragazza di Genova sussultò, un’altra di Pescara fece altrettanto. Dopo una mezz’oretta, comunque il mio nome non era ancora comparso anzi, comparve solamente la laconica e burocratica espressione BARANTA ANTONIO NON AMMESSO AGLI ORALI
    Fu la prima, forte delusione della mia vita. Non facendo trapelare nulla, ostentando menefreghistico interesse, capii in quell’istante che la vita, oltre ad essere un cabaret, è anche una fregatura!
    Mi calò anche l’interesse per tutte quelle ragazze. Addio ragazze ed addio carriera. Dal 1967 avevo cominciato l’attività di presentatore/animatore di feste di piazza e spettacoli di arte varia, quindi a voglia di ragazze! Per darmi un tono mi iscrissi, in quello stesso periodo, ai corsi di Canto Corale che Pablo Colino teneva all’Accademia Filarmonica Romana. Anziane signore della borghesia romana, seguivano i corsi, ma nipoti e figlie erano abbastanza graziose, non insensibili al fascino ventenne del tenore, e prima voce del Coro. Sempre in quel periodo, primi anni ‘70, la mia vena artistica mi portò a Piazza Fontanella Borghese, dove in un seminterrato, Anna Piccioni Canitano teneva corsi di teatro e mimo. Anna, toscana e partigiana, forse la donna più importante della mia vita, fece amicizia con mia madre, e mi seguì sodale, come io con lei!
    Fomentò pure il mio incarico, come presentatore, del Festival de l’Unità 1974, a Castel Sant’Angelo, la prima volta del PCI presso il Vaticano!
    11 giorni di lavoro a tariffa sindacale, e penai un poco per ottenere l’emolumento completo in contanti. D’altronde avevo conosciuto nell’ambiente del teatro Silvano Spadaccino, gran maestro di canto popolare e di cabaret, (nonché di Francesco De Gregori, Paolo Villaggio, Gigi Proietti) dovevo debuttare, anche con testi di Silvano Ambrogi e Rocco Scotellaro, in uno spettacolo di cabaret letterario in via de’ Capocci, rione Monti.
    Venne la rubrica “Sapere”, con Maurizio Costanzo a farci l’intervista. Insomma l’attività aveva cominciato ad andar bene. Ma dovevo incrementare la cultura di base, iscrivendomi al corso di laurea in Lingue e Letterature Straniere presso la facoltà di Magistero, in Piazza della Repubblica.

  • Gennaio 1980

    Magistero

    Oltre ad Inglese e Francese, materie principali che mi permisero (grazie a mio padre, impiegato archivista al Ministero della Pubblica Istruzione ) incarichi di supplente nelle scuole medie inferiori, triennalizzai subito ‘storia del teatro’ (con FedericoDoglio) e ‘geografia’ la mia passione (all’esame di cartografia seppi riconoscere la confluenza, a forcina, dell’Isarco con l’Adige!). Facile, ma non per tutti. All’esame di Filologia Romanza sostenni col prof.Petrescu,l’origine sanscrita della parola ‘roma’, che vuol dire ‘guado’, là dove si attraversa il fiume. Ebbi l’intuizione, proprio accovacciato all’Isola Tiberina, ascoltando il fluire della corrente. Negli anni ‘80 avevo trent’anni, avevo già debuttato a Radio Rai, “Rally” con Barbara Marchand ed incontrando l’imprenditore Gianni Del Piano, mi feci un’esperienza anche televisiva, a GBR conobbi Alberigo Crocetta, manager del Piper e di Patty Pravo, che mi accolse sotto la sua ala. Nel maggio 1978, avendo Alberigo stretto società con Ravera e Consorti, debuttai al Teatro Ariston di Sanremo per il MIMS (Mercato Internazionale di Musica e Spettacolo). Frequentando gli ambienti della RCA, avevo conosciuto Franco Migliacci (che mi ingaggiò per il trio ‘mago’ ‘fata’ e ‘zucca bacata’, specializzato nel repertorio dei cartoni animati e canzoni per bambini).

  • Televisione

    Girammo a la Città della Domenica, a Perugia una serie ‘viaggi nei paesi in…cantati’ con Carlo Nistri regista.
    Lo stesso Nistri,qualche anno dopo, mi fece chiamare dall’ufficio di Willy De Luca per assumermi, quale impiegato di VI livello con compiti redazionali e di presenza in video, su Rai Uno. Rinunciando alla notorietà ed a qualche grosso privilegio, consegnai nelle mani di Luciano Scaffa, il capostruttura, le mie dimissioni (atto interlocutorio, meno logico di tutta la mia carriera!)

  • Radio

    per fortuna avevo cominciato ascrivere testi per la radio (avendo già guadagnato le prime 650 mila lire con il programma “Procol Harum Club, 10 anni di pop sinfonico” che si registrava a Campobasso).
    Ci presi gusto e continuai ( con Maurizio Minasi co-autore)
    per Radio Due “il buongiorno di Leo Gullotta”, poi “il mistero dello squalo nero” ed il varietà “Cicale”.
    Ma qundo il direttore di Radio Uno, Giovanni Baldari ci commissionò i testi di un’opera seriale a lungo raggio, quale ”Radioclip”, in cinque anni riuscii a diventare socio della Siae (nell’ottobre 1993)!

  • IL MELOGRANO

    Nel nuovo millennio ho trovato internet e scrivo su quello che è diventato il mio blog su facebook, IL MELOGRANO appunto.
    Amo chiudere ogni discorso con un motto di Epicuro
    lathe biòsas, vivi il tuo nascosto!
    Nascostamente rivelo che forse abbandonerò questa terra tra il novembre/dicembre del 2037. Vorrò essere cremato.
    A qualcuno mancherò, altri rimarranno indifferenti. Ma tutti sappiatelo, mi mancheranno. Perchè mi mancherà la vita!